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Testa, Sofocle. La solitudine di Filottete

Un giudizio bifronte: il rapporto tra individuo e pólis e dall’altro la liceità di rappresentazione del dolore.
Enrico Testa è docente di Storia della lingua italiana all’Università di Genova.
Con il Il Mulino questo testo davvero interessante e quanto mai utile per interpretare il vissuto del tempo attuale che tende sempre più all’esclusione del malato e la sua solitudine senza rimedio, al conflitto tra presunti interessi superiori e la pietà, allo scandalo assurdo della sofferenza, all’enigma della condizione umana sotto un cielo muto e imperscrutabile.
Come si può vedere – scrive Testa nelle prime pagine del testo – Filottete divide, agita, turba, invita a scelte che vanno al di là della semplice lettura. È come una pietra vulcanica, nera e vetrosa. Così come avviene con altri classici, ogni generazione ha il suo Filottete, rivissuto e adattato a problemi e situazioni diverse“.
Il testo è suddiviso in 5 capitoli:
1. Attese, rinvii, false partenze.
2. Una strana tragedia.
3. La solitudine di Filottete.
4. Una tragedia della parola.
5. Tre finali senza una fine.
Non tutte le tragedie – evidenzia l’Autore – finiscono con un disastro. Nessun ordine divino o piano di giustizia è legittimato dalla tragedia o dalla sua conclusione, così come è smentita ogni pietà degli dèi e dei mortali“.

Enrico TestaSofocle. La solitudine di Filottete, Bologna, Il Mulino, 2021, pp. 173, € 14,00.