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Aa.Vv., L’altare. Recenti acquisizioni, nuove problematiche

L’altare contemporaneo continua a interrogare il complesso rapporto fra ricerca artistica, funzionalità pratica e interazione con l’insieme dello spazio liturgico.
Il volume raccoglie gli Atti del XVII Convegno liturgico internazionale, Bose, 30 maggio-1 giugno 2019. B. Daelemans, G. Drouin, J.-M. Duthilleul, M. Ebner, A. Gerhards, M. Gianandrea, G. Guidarelli, D. Jurczak, F. Pieri, L. Roselli, E. Scirocco, C. Varagnoli, I. Vicens y Hualde, G. Zanchi sono le firme degli interventi qui raccolti.
Il tema del convegno del 2019, “L’altare. Recenti acquisizioni, nuove problematiche” – si legge nell’introduzione – ha volutamente ripreso e rilanciato quello che fu l’argomento del II Convegno liturgico di Bose, nel 2003, consacrato all’altare, quale “mistero di presenza, opera dell’arte”. Dopo quindici anni, infatti, il comitato scientifico aveva pensato di tornare a considerare questo polo primario dello spazio liturgico, per presentare ai convegnisti, e ora ai nostri lettori, le nuove acquisizioni storiografiche emerse dalle ricerche recenti di storici dell’arte, architetti, liturgisti e teologi, e per mettere in luce le problematiche che si sono così imposte all’attenzione“.
Se possiamo sostenere che l’altare non è un’opera d’arte – scriveva Jean-Yves Hameline –, è per meglio affermare che deve essere opera dell’arte, e di quell’arte superiore (suprema?) che dovrebbe giungere al proprio annullamento a vantaggio della sua sola luce, in spiritu et veritate, o del suo canto segreto. Opera dell’arte, l’altare lo sarebbe per le sue qualità intrinseche, la verità del materiale e una certa correttezza del lavoro che farebbero sì che esso non sia altro da ciò che è, e non un calembour seppur ingegnoso o un’allegoria. Tutta la sua ricchezza e il suo decoro consisterebbero nell’accoglienza, nella gratitudine e nell’intelligenza rivolti ai doni che l’altare deve portare, e tutta la sua forza consisterebbe nella sua appropriatezza di peso, numero e misura. L’altare, infatti, deve dire il distacco e la prossimità, o anche l’infinita distanza che un segno sacro furtivamente abolisce. Come si vede, il lavoro dell’artista consiste qui nel celare l’arte mediante l’arte stessa, come diceva Jean-Philippe Rameau, e nel procedere per sottrazione, fino a che dell’altare non rimanga che il canto di materia muta, diventato il canto del luogo e della felicità promessi.
Quello dell’altare – si evidenzia nell’introduzione – resta un cantiere aperto, alla costante ricerca di un equilibrio, mai pienamente raggiunto, fra letture teologiche, secolari trasformazioni artistico-architettoniche, necessità di adattamenti e ricerche di nuove interpretazioni teoriche che spingono verso inedite realizzazioni contemporanee, più o meno felici“.

Aa.VvL’altare. Recenti acquisizioni, nuove problematiche, Magnano, Qiqajon, 2021, pp. 244, € 30,00.